May
26
Caffe’, musica e sequoie.
| Written by Francesco

In California lasciamo 2 famiglie straordinarie e bellissime, che ci ospitano e ci danno da mangiare come se fossimo amici di sempre. Melinda ci offre l’opportunita’ di fare una sosta rifornimento a casa di sua sorella nel nord della California. Gran tiratone in auto, dal dopo colazione organico, deliziosamente preparato da Raymond, al tramonto pungente di Arcada - si dice sia l’unica cittadina amministrata dai Verdi d’America (io non ci credo che sia la sola). Passiamo per Sonoma Valley, piu’ piccola e antica della celebre e vicina Napa Valley, zona produttrice di grandi vini che abbiamo il piacere di provare. Gli italiani da queste parti sono rispettatissimi e invidiati. Dialoghiamo di vini e sapori con 2 signore affascinanti che ci servono e ci lusingano. Dopo un paio d’ore di strada vediamo le mille luci blu della polizia che ci segue. Restiamo in macchina, come si deve fare da queste parti per evitare grossi problemi. Aspettiamo Poncharello. Rapido controllo alla patente italiana. Tutto regolare - slow down, rallentate. In America la patente italiana e’ una specie di lasciapassare che funziona con tante cose…
Attraversiamo tutta la California e poi l’Oregon a ruota, gia’ 1400 miglia lungo la 101 tra montagna e Oceano, baretti da 4 soldi e stazioni di servizio, bruciando galloni di benzina, vecchie canzoni italiane - regalo di Simone a Parma - le foto dai belvedere, il vento fresco, la luce strana di questo cielo, l’autostrada immensa che entra nel cuore di foreste dal verde cosi’ intenso che quasi abbaglia. Siamo diretti a Nord, con una tabella di marcia cosi’ magicamente precisa e flessibile, frutto della nostra piu’ spontanea e diretta fantasia. E’ un vero viaggio sulla strada, nel pazzo, selvaggio e futuristico Pacific Northwest. Viaggio onirico, nel paese piu’ onirico di tutti. Ho la fortuna di condividere certe emozioni e certe visioni con Diego: non sarei riuscito spiegargliele a dovere se non fosse stato presente. Redwood National Park e’ entrato sicuramente nella mia personale, discutibile-ma-non-troppo classifica mondiale. Posti cosi’ belli da far entrare in azione il naso, che inizia a lacrimare dall’emozione qualche secondo prima degli occhi.
Scrivo da Portland, citta’ con la piu’ grande libreria indipendente al mondo. 1,5 milioni di volumi. Ho detto gia’ tutto. Le nostre guide locali qui si chiamano Erine e Bridget, americane conosciute nel viaggetto massacrante di 2 giorni tra Pai e Luang Prabang lo scorso novembre. Eravamo letteralmente persi nel centro della citta’, stravolti dal viaggio e dal resto. Alla terza chiamata Erine ci salva dalla Skid Row e dalla Notte. Ancora 2 anime gentili, simpatiche e intelligenti sulla nostra strada. Dottoresse in medicina cinese, agopuntura, massaggi e terapie alternative, interessanti argomenti da intavolare con esperte. Siamo ancora una volta fortunati e viviamo la citta’ accompagnati da gente locale. Si finisce la serata al trentesimo piano di un grattacielo con vista stellare e cocktail esagerato, poi localino con drag queens che ballano in un palco vuoto e spoglio, un freak show. Cosa stiamo facendo qui? Siamo fuori budget alla grande. Penso a quando poi perdevo mezz’ora al mercato in India per risparmiare al massimo 1 dollaro per mangiare. La relativita’ delle cose. Una serata a Portland, citta’ dei ponti, delle microbirrerie e dell’ Indie-rock, ballando con sconosciuti. Cosa siamo facendo qui? La domanda crea allo stesso tempo la sua risposta, se ci rifletto un po’.

Ciao Fra,
non ci siamo incontrati per un soffio…
hai ragione l america e veramente enorme e affascinante, anche un po assurda!!!
ciao un abbraccio
May 26, 2007