Jun
30
Video: Canapino il pappagallo curioso
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Il Cenote Azul, Bacalar.
Mi trovo esattamente a Bacalar, paesino messicanissimo e tranquillissimo dello stato del Quintana Roo, Caribe, per intenderci.
Come sia arrivato fin qui è un mistero anche per me. Volevo raggiungere Diego sulla Riviera Maya ma è bastata una sfortunata e triste giornata di pioggia e contrattempi (ogni tanto succede ed è sano e giusto) per cambiare una manciata di bus, strada, umore e ritmo. Stavamo correndo troppo e rallentare questo folle viaggio è dolcissimo.
Un eccentrico e vagabondo muralista messicano, un personaggio di quelli che in Europa purtroppo si eviterebbe, mi ha letteralmente raccolto per strada, con i miei zaini e borse e mi ha portato nel suo deserto hostal. Pago 70 pesos la notte e vivo in un casolare adibito ad uso foresteria, tutto per me. Tra la mia finestra e la laguna turchese c’è solo la foresta tropicale e tutti i suoi colorati e rumorosi animali.
Non c’è l’ombra di un turista e faccio vita da messicano ma senza lavorare, per mia grande fortuna.
Guillermo, il muralista, è un “güey” segnato da 27 anni vi viaggi per il mondo, sulla strada, pitturando murales nella più classica tradizione messicana a cambio di pochi soldi sufficienti però per continuare a viaggiare e a vivere da vagabondo, o fuori dal gregge: dipende dai punti di vista.
A Bacalar non ci sono alberghi o ristoranti nel senso pieno del termine. Sono tutti business familiari tirati su alla buona, come si faceva da noi una volta. Ci vende scarpe può benissimo prepararti una empanada o una torta (che in Messico è un panino) o un riso con banane fritte.
Gli imprevisti, le sorprese, sono proprio quelle cose che rendono un viaggio, un’esperienza, unica e speciale. Esattamente quelle cose di cui a casa abbiamo paura e facciamo di tutto per evitare con scelte facili e sicure. Ma alla fine di una lunga vita cosa rimane se non il piacere del ricordo di sorprese e imprevisti affrontati e superati nei modi più strani e fantasiosi?
È sabato sera, tutte le donne si vestono con il vestito buono, non ci sono locali nè bar, vado a vedere in piazza cosa succede.

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Non c’é felicitá per chi non viaggia, Rohita!
A forza di stare nella societá degli uomini,
anche il migliore di loro si perde.
Mettiti in viaggio.
I piedi del viandante diventano fiori,
la sua anima cresce e dá frutti,
e i suoi vizi sono lavati via dalla fatica del viaggiare.
La sorte di chi sta fermo non si muove,
dorme quando quello é nel sonno
e si alza quando quello si desta.
Allora vai, viaggia, Rohita!
Indra, dio protettore dei viaggiatori
(tratto da Brahmana)
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Arrivare qui non é stato facile ma la sudata é stata ampiamente ricompensata. Punta Cometa é il punto piú meridionale dello stato di Oaxaca.
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Fra 50 giorni il viaggio sara´terminato.
Mi e´difficile immaginare un anno piu´intenso, breve e bello. Forse l´attesa per la nascita di un figlio, non saprei e mai sapró visto che sono uomo e questo mi é negato per natura.
Vedremo se saró cosí bravo da non dimenticare cio´che ho imparato di veramente importante durante questo viaggio. Vedremo se sapró far perdurare lo spirito di curiositá, pace, fratellanza; usando un paio di occhi nuovi ogni giorno, regalo di inestimabile valore.
E´stata una settimana movimentata piú del solito, siamo tornati all´overdose di bus e taxi. A Oaxaca siamo ospiti con Marc di Tania in un hotel nettamente superiore a tutti quelli provati nel mio ultimo anno da nomade. Avrei dovuto documentare con attenzione tutti i patetici buchi in cui abbiamo passato notti ubriache di felicitá e di stanchezza. Lenzuola fresche e pulite, shampoo, doccia calda e potente, camera accogliente, bagno umano e lettone, seppur condiviso con Diego, comodissimo. Che gusto il lusso quando se ne fa scarsissimo uso!
Oaxaca e´una bella cittá ricca di storia e problemi, rivolte e rivoluzioni. Il clima e la gente cambiano profondamente rispetto al nord del paese (in Messico si parlano 65 lingue vive, come in India). Qui piove ogni giorno e le persone sono quasi timide, silenziose, piccoline, umili e dignitose. Mangiamo a prezzi irrisori ricche tlayudas e beviamo buonissimo mezcal della zona. Facciamo shopping del colorato, originale e fantasioso artigianato locale.

Non avevo mai passato 2 notti in una comune: la mia prima volta é stata a San Jose´del Pacifico, un tranquillissimo e mistico paesino di montagna famoso per i suoi “funghetti magici“. Roba seria nonostante il nomignolo colloquiale, da sempre utilizzata dagli indigeni per comunicarsi con Dio ed entrare veramente in contatto con la Pacha Mama, la immensa Madre Terra. Inimmaginabili ma veri gli abitanti della comune, europei e sudamericani, tutti con storie semiserie e interessanti da raccontare. Anche qui ho tanti dettagli da raccontare ma che non voglio pubblicare qui. Bannata la televisione e interminabili partite a scacchi: questa é la ricetta (assieme ai funghi) della saggia Catarina, la regina di casa, per vivere a lungo e con luciditá. Tutti avevamo un immenso e spontaneo rispetto per questa vecchia signora di origini spagnole´.

Festeggiamo il compleanno di Diego a Zipolite e Mazunte, fantastici paesini sul Pacifico ben conosciuti da tanti Italians… Troviamo pochissimi turisti, pace, onde pericolosissime ed affascinanti. Surfiamo un pomeriggio e ci divertiamo a farci scaraventare via come pulci da onde impressionanti. Facciamo anche dell´altro, sia chiaro, ma capite bene che si racconta sempre un centesimo degli eventi di una sola giornata.
Dopo una dozzina di ore di bus (con visita notturna a sorpresa dell´esercito in cerca di soldi) entriamo nel Chiapas, terra di montagne, fertile, piena di petrolio e uranio eppure poverissima, dal passato travagliato e da rapporti interetnici conflittuali.
Siamo in territorio maya, una civilta´(250-1500 d.C.) che ha lasciato tantissimi segni del suo glorioso passato e che e´svanita misteriosamente nel nulla: il suo declino inizio´ ben prima della conquista e i massacri degli spagnoli. Ma tutta la storia del Messico e´stata un susseguirsi di assassinii, massacri, rivoluzioni e controrivoluzioni dove gli attori erano (e in parte sono) sempre gli stessi: dittatori, americani, Indios, latifondisti, clero, guardie private, signorotti locali, contadini, tutto ambientato in un contesto di impunitá, ingiustizia, povertá e corruzione selvaggia.
L´arte, i colori, certe forme e simboli assomigliano tanto a quelli delle civiltá del Sud-Est asiatico. Convergenze dovute ad ambiente analoghi, a storie parallele o semplicemente ai limiti della mente umana, a certi archetipi nell´ambito del simbolismo che ci portiamo in testa da sempre?
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Es frustrantemente perfecto, aburrido, el suenyo de toda mujer casada por dinero, la pesadilla del rebelde, como los narcoticos y las sesiones de terapia y los horarios estrictos de television o patio para los pacientes de un sanatorio mental. Soy McMurphy y camino por el paseo que lleva de Bondi beach a Tamarama beach, me cruzo con la enfermera Ratched, alli Martini tumbado en la arena, jugando al Monopoly con Harding y Sefelt…Hector @ Sidney, Australia.