May
21
4 Comments » | Written by Francesco

Non dormo in un letto dai giorni di Parma. In aereo, sui divani, in tenda montata al buio alle 3 di notte, nell’auto a San Francisco chiusi fuori di casa. Le prime parole che mi vengono in mente per descrivere questa folle e intensissima settimana sono “stanchezza”, “liberta’” e “grande”. Giornate lunghissime e fresche nell’avamposto piu’ occidentale del mondo. Siamo in California, sul vagone di testa di quel grande treno impazzito che ci sta portando chissa’ dove. L’America ha tutto ed e’ enorme, nel bene e nel male. Ma perche’ biasimare l’America se poi l’America siamo noi, e’ il nostro egoismo, sono i nostri sogni piu’ esaltanti o nascosti.

On the road si dorme poco e male. Sempre. On the road si risparmia sul cibo ma poi si spendono 100 dollari in libreria, credendo di aver fatto la cosa giusta. San Francisco e’ la citta’ simbolo del nostro viaggio, coi suoi saliscendi mozzafiato, i suoi caffe’ pieni di fascino, l’aria fresca e pungente, la gente piu’ pazza e libera del mondo. Una citta’ nata con i sogni e l’avarizia della corsa all’oro di meta’ Ottocento, completamente distrutta un secolo fa da un terremoto e oggi diventata uno dei piu’ importanti centri culturali del mondo. Curioso.

E’ bello, stimolante ed emozionante visitare certi posti -per noi mitici- di San Francisco. Le idee e i movimenti nati qui hanno anticipato sempre di 10 o 20 anni (in certi posti certe idee non sono mai arrivate) le piu’ importanti rivoluzioni culturali del secondo Novecento, di cui noi tutti siamo figli.

A North Beach, il quartiere italiano, si riunivano negli anni ‘50 i poeti di una nuova Generazione che ha fatto (e fa) sognare milioni di persone. Me compreso. Alla City Lights compro Howl di Ginsberg, proprio dove e’ stato letto e pubblicato per la prima volta.
Il distretto di Haight-Ashbury e’ stato il centro nevralgico del movimento Hippie, “sbocciato” dal lavoro dei Beat. I Jefferson Airplane, Janis Joplin e i Grateful Dead vivevano qui. 40 anni dopo si e’ sputtanato un po’ tutto ma certi personaggi sono ancora in giro…
Al Castro negli anni ‘70 si parlava sui diritti dei gay come si parla oggi in Italia…

Da bravi internauti visitiamo la Silicon Valley, a poche ma trafficatissime miglia da San Francisco. Mountain View, sede del mostro Google, Cupertino sede di Apple e il campus di Stanford, universita’ privata di livello mondiale. I centri educativi e culturali sono i motori dell’egemonia politica ed economica degli Stati Uniti. Impressionante. A Berkeley, universita’ pubblica che compete con le private, assistiamo alla cerimonia finale del dottorato in optometria, gironzoliamo per le vie della contestazione studentesca del ‘68 e prendiamo la seconda multa del viaggio, un parking ticket per soli 10′.

Siamo ospiti sul divano di un amico di Diego. Dall’alba al tramonto all’alba non ci si ferma mai.

Tra le varie avventure automobilistiche, a San Anselmo andiamo a trovare la famiglia Martin, conosciuta ad Halong Bay (Vietnam) in gennaio. Persone speciali che rendono ancora piu’ speciale un viaggio gia’ oltre ogni piu’ fantastica aspettativa.
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May
17
No Comments » | Written by Francesco

In 8 giorni ho buttato alle spalle 3 voli intercontinentali, 2 oceani, 2 matrimoni, 6 aerei, 26 ore di volo nette, tante ore di attesa in aeroporto, mezza dozzina di litri di vino, 21 zone orarie, pochissime ore di sonno, tante emozioni e una strana sensazione del tempo. Il ritorno a casa e’ stato intenso ed emozionante. Purtroppo non so mai esprimere come vorrei i miei sentimenti.

Appena arrivato a Los Angeles trovo Diego all’aeroporto e guido per 30 miglia la PT Cruiser panna che abbiamo noleggiato per questo lungo viaggio on the road. Sono stanco, sveglio da 24h, cerco di seguire Diego nel traffico post tramonto delle autostrade cittadine a 6 corsie. Neanche a dirlo: si esce, al Viper Room e ancora al Boardners, con la gente piu’ scoppiata e avanti del pianeta. Discoteca perfetta, musica perfetta, drink perfetto. Sinceramente pochissime volte mi sono divertito tanto durante la notte. La notte, quando tanti ultimi di giorno diventano re. La notte, quando le gerarchie conosciute non esistono piu’. La notte, che iniziamo a conoscere decentemente bene dopo i nostri studi antropologici, dal tardo meriggio all’alba, nelle citta’ piu’ famose del mondo.
E’ tutto come deve essere, e’ tutto come ci si immagina, questa citta’, e cio’ che ho visto della California, e’ un grande sogno in divenire. Inizio a capire il perche’ dello strapotere culturare americano, in fondo siamo cresciuti circondati e protetti e ispirati da questo paese onirico. Avanguardia del pensiero occidentale, bastione estremo del grande Impero. Perche’ questo paese e’ diventato cosi’ potente e ricco? Quante cose e idee che hanno rivoluzionato la nostra vita sono nate qui dal nulla e all’improvviso? Continuo ad avere un po’ di strana paura.

Procediamo lungo la Pacific Coast Highway, la n.1 della California, una delle strade piu’ belle e suggestive d’America. Le montagne a strapiombo sull’Oceano, il sole rosso e grande davanti agli occhi. Un viaggio intervallato da foto e grandi canzoni portate direttamente dall’Italia. Ci fermiamo in una libreria-memoriale dedicata ad Henry Miller, uno dei grandi scrittori che trascorreva a Big Sur le sue giornate. Ambiente autentico, immerso nel verde, tra sequoie secolari, tutti i libri che ho letto o vorrei leggere. Poco lontano suonavano solitarie vecchie canzoni di Fabrizio De Andre’… Diego ed io ci guardiamo stupiti. Cerco la baracca di Kerouac, laggiu’ tra la nebbia e le rocce: quante persone saranno rimaste stregate da questo posto?

Arriviamo a San Francisco dopo il tramonto. Citta’ che mi sembra di conoscere gia’ da sempre… Ci imbattiamo per caso nelle vie dei Beatniks, nella storica libreria City Lights, fondata da poeti che vedevano lontano gia’ piu’ di 50 anni fa. Emozionante. La cultura di questa citta’ e’ un po’ la matrice della controcultura mondiale. Diego guida per le strade a scacchiera del centro come se fosse a Pordenone. Su e giu’ per le ripide colline prendendo come riferimento i grattacieli di Downtown. Prendiamo un caffe’ guardando le foto sui muri del Trieste di North Beach, bar italiano degli anni ‘50.
Perche’ resistere al fascino della California? Mi lascio andare…

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May
9
7 Comments » | Written by Francesco

Siamo gia’ a Los Angeles, America. La citta’ della fantasia, della commercializzazione dei sogni, delle emozioni in vendita. Capisco ora da dove viene il cinema di Hollywood, la finzione, l’esagerazione, la distorta morale di questo tumore di 90 km di diametro. Un’oscena citta’ immensa dove ho sentito angoscia e paura. Questo posto e’ un richiamo maledetto, e’ un esperimento di uno scienziato pazzo, e’ il futuro, e’ un fallimento, e’ un incubo, e’ realta’. Dopo tutti questi mesi in Asia, arrivare qui e’ stato piu’ duro del primo giorno in India.
Fra poche ore ho il secondo volo intercontinentale in due giorni, 11h fino a Londra e poi un altro volo domani pomeriggio per Milano. Ho un impegno importante a Parma: la mia sorellina si sposa! Ieri notte non ho dormito cercando di portare avanti il mio orologio biologico di 12h rispetto a Rarotonga. Riprendero’ la missione fra 6 giorni, verso nord, Oregon e Washington.

Tramonto a Santa Monica.

Hollywood Blvd. Lunedi’ sera tranquillo con Diego. :)
Ospiti di Eleonora e Sam, gentili e disponibili, abbiamo salutato Hector in rotta verso il Messico. Dopo oltre 7 mesi le nostre strade si separano. Non trovo le parole ora per descrivere questa prima parte di viaggio. Grazie Hector, e’ stato memorabile.

Last Goodbye at the airport.

Beverly Hills e’ il posto piu’ angosciante e triste che abbia mai visto.

Venice Beach, interessantissimo centro di pazzi.

La chiesa di Scientology. Solo a L.A. poteva nascere una cosa simile. Fa paura.
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