Dec
20
Arrigo le chiamava “Ripartenze”
No Comments » | Written by Francesco

I giorni in Vientiane rimarranno indelebili nella mia memoria, giornate lentissime e cortissime, segnate da analisi in cliniche del terzo mondo, colazioni con espresso e croissant, incontri umani sconvolgenti e malessere psicofisico generale. E’ difficile curarsi in viaggio per tante ragioni. Riesco a dare una mano ad Hector che per un paio di giorni e’ messo molto peggio di me, fermo a letto.
Mi trascino via da Vientiane senza entusiasmo, solo per “dovere”. A Pakse, dopo l’ennesima notte insonne passata in bus, sto meglio nonostante la forte allergia che mi sta massacrando da una settimana. Visitiamo un tempio dell’epoca Khmer - preparandoci all’esagerazione del mitico Angkor Wat - e ceniamo autentico indiano negli unici ristoranti aperti dopo le 21. Le storie dei ristoratori indiani in Laos sono affascinanti…
Dopo aver cambiato itinerario mille volte in 2 giorni decidiamo tentare la sorte ed entrare in Cambogia attraverso l’ultima frontiera aperta con il Laos. Ci raccontano tutti della proverbiale corruzione della polizia frontaliera cambogiana, dei problemi coi visti e bla bla bla ma si sa che a volte sono solo racconti da bar yankee. Puntiamo a sud, per Si Phan Don, dove il possente Mekong si allarga per 14 km creando un paesaggio unico e suggestivo con migliaia di isole ed isolette.
Una delle poche isole abitate e’ Don Det. Prendiamo alloggio in un resort della nostra guida “Relais & Chateaux” per, udite udite, 1 USD . Capanna di legno con tavolaccia che fa da letto e 2 amache direttamente sul Mekong. E basta. Sull’isola non c’e'elettricita’, auto e tantomeno maledette TV. Per una volta lascio a casa l’orologio perche’ e’ il sole a dirmi giá tutto. Giriamo in bici per campi e sentieri, osserviamo la fauna locale (coi famosi maialini fulvi), noleggiamo una barchetta per tentare di scorgere i rari delfini di fiume. Sfuggo dalla polvere della capanna e dormo da solo in una amaca davanti al Mekong e sotto un miliardo di stelle. Sonno turbato da mille sogni e interrotto da una placida e maestosa alba sul fiume (una delle tante belle cose che non si possono comprare). 2 bei giorni per ricaricare le pile e prepararci a 240 intensissime ore nel Regno di Cambogia, tra strade impossibili, trasferimenti eterni e miseria indigena.
Il primo giorno in Cambogia si rivela subito duretto: sveglia alle 7, 4 cambi di bus, 2 cambi di barca, 4 dollari omaggio per la polizia di frontiera corrotta, 12h di viaggio scomodo su sentieri e piste di terra battuta o appena asfaltata (catrame e sassi). Non vediamo tutte quelle armi che ci avevano raccontato bensi’ polvere, bambini, polvere e ancora bambini. Miseria umana e vegetazione staripante. La tragica, sfortunata e immeritata storia di questo popolo che ho potuto solo leggere frettolosamente sui libri e’ qui davanti ai miei occhi.
Infine, una lunga serie di avvenimenti, paesaggi e attori. Il viaggio e’ fonte di ispirazione continua, anche nei rari momenti di noia e crisi, quando basta chiudere gli occhi per viaggiare ancora piu’ lontano con la mente.




