Jul
22
Video: Feeding birds in Caye Caulker
2 Comments » | Written by Francesco
Emozionante…
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Il Belize è un piccolo paese affacciato sul mar dei Caraibi, 250.000 abitanti mescolati tra Maya, inglesi, scozzesi, schiavi africani, mestizos, menoniti tedeschi, garifunas, cinesi, bengalesi, indiani…
Mi trovo a Caye Caulker, un’isoletta lungo la seconda barriera di corallo più lunga al mondo.
Turismo in grandissima parte americano, di quegli americani speciali degli stati centrali, dei fanatici religiosi, degli arrogantelli da cinema di Hollywood.
Altro curioso e tristissimo animale turistico che bazzica il posto é l’italiano in cerca di pala, cocainomane, grande conoscitore del Sud del Messico e del Centro America, dove la cocaina si trova quasi anche al supermercato. Italiani brava gente.
Ci hanno offerto -ma dovrei dire mi hanno offerto, perchè ho una speciale calamita per attirare i camellos- droghe in tutti i paesi del mondo, dal Viagra per le strade di Manila all’eroina pura di Pnom Penh. Ma su questo tema dedicheró un capitolo a parte in un libro ispirato liberamente a questo viaggio.
Zamunda, il barista del baretto più famoso dell’isola mi parla del proprietario, Mr Arizona, un gigante che gira tutto il giorno in caddie, quel macinino che si usa per muoversi sui campi da golf. Mi trovo ancora una volta dentro ad un film. Figlio di una famiglia che vende succhi di frutta a livello nazionale, questo signore possiede metà dell’isola e i 1000 paesani sono un po’ come i suoi servi della gleba. Arrogance vive assieme a due ragazze belizeñas, quelle due che avevo scambiato per prostitute un paio di sere fa.
Zamunda mi dice infine che riceve vibrazioni negative da questo personaggio. Condivido.
Ras Milan, alias Marlon, è un rastafari di mezza età che vende artigianato locale, belizeño, rastafari. Pipette, ritratti di Bob Marley fatti male, insomma le solite cazzate. Ras Milan nei tempi morti, frequenti visti i ritmi dell’isola e il suo motto “Go Slow”, vende ganja dalla qualità garantita dalla sua agenzia di certificazione.
L’uomo dai mille rasta mi confessa che la donna bianca con il banco di fronte al suo è una tedesca che vende “mexican shit” ai turisti che “non capiscono nulla”. Questa tedesca hippie-capitalista vive in Messico e vende una ventina di collane di pietra semipreziose a 100 dollari del Belize ciascuna (2 dollari del Belize equivalgono a 1 dollaro americano, così il turista non deve nemmeno sforzarsi a calcolare il cambio?!). Come nel caso del bar, il denaro passa da turisti del primo mondo ad ex turisti, ora ritirati e/o con attività più o meno legali nel paese. I soldi volano di mano bianca in bianca mano. Ras Milan vive di turismo (come il resto di Caye Caulker) però mi dice che a volte manderebbe tutti al diavolo.
Rispetto al turismo organizzato, quello all inclusivee prepagato, il tipo di viaggio indipendente supporta meglio le comunità locali, perchè, nonostante si spenda in genere meno, si riparte il denaro su un numero più grande di persone (l’albergatore, il ristoratore, il taxista, il barista, il tuc tuc, ecc.)
Roberto ha un banco di braccialetti abbastanza originali che produce lui stesso sulla strada. Gli attori della strada mi hanno sempre affascinato con il loro modo di intendere e vivere la vita, ad alta definizione, nel bene e nel male, forse perchè in una vita passata ero uno di loro? Forse perchè lo diventerò? Roberto è un belizeño di origine africana che parla benissimo italiano con accento emiliano avendo vissuto 2 anni tra Reggio Emilia e Bologna. Sposato, ma già separato, con una giovane di una ricca famiglia di benzinai. Roberto mi dice che Ras Milan rompe i coglioni a tutti, che dovrebbe pensare al suo business che non funziona, che tutti sono professionisti e si guadagnano duro da vivere. Roberto mi confessa anche che tutti i suoi risparmi sono in mano dell’ex moglie italiana e che lui vuole vivere in Belize, il suo paese.
Con Ras Calinga (secondo nome dedicato ad un guerriero congolese che lottava contro i belgi senza l’uso di armi da fuoco) ho il dialogo più interessante. Questo Rastafari di oltre 40 anni si sta scegliendo il nome in questo periodo: vuole dare un suo nome alla propria identità, un gesto di estrema consapevolezza di sè. Calinga mi spiega gli sbagli della classe politica del Belize e dei problemi storici con il Guatemala e l’Inghilterra. In Belize manca l’informazione e la cultura, mi dice seriamente, basta vedere il prezzo di Internet e dei libri, molto più alto che la media. Calinga sa degli altri paesi ciò che i turisti gli dicono, spesso niente perchè i turisti vengono qui per il mare, i pesci, il tramonto e coi locali non vanno oltre la domanda “quanto costa?”
Perchè i governatori vogliono mantenere il paese chiuso e fermo, arretrato, se non per controllarlo meglio e poter manipolare la gente? In questi giorni leggevo di una legge che favorisce ed incoraggia con il rilascio del passaporto e agevolazioni fiscali l’arrivo e la permanenza di “retired people”, pensionati, che con qualche decina di migliaia di dollari possono comprarsi pezzi di foresta e costa vergine caraibica. Quasi tutti gli stati tropicali che ho visitato in questo viaggio (India, Tailandia, Laos, Cambodia, Vietnam, Filippine, Australia, Fiji, Cook, Messico) proibiscono questa pratica di shopping per salvaguardare gli interessi del proprio paese, della propria terra. Perchè il Belize approva questa legge se non per interessi particolari di qualche ministro o politicuccio? Caro Ras, non siete i soli in questo mondo.

In soli 4 giorni conosco il nome e frammenti di vita di tante persone, alcune tristi altre interessanti. A volte non sono la stessa cosa?
Ras Creek è colui che ha “inventato” i tour sulla barriera corallina di Caye Caulker, rispettato e conosciuto da tutti, un vero biologo marino rastafari. Creek mi insegna a nuotare e ad abbracciare le sting rays, meravigliose e strane creature che volano nell’acqua con un’eleganza che emoziona.
Dopo circa 2 settimane, Diego ed io riprendiamo il viaggio insieme. Direzione Guatemala con sosta un po’ senza senso a San Ignacio, paesino dell’interiore del Belize, quasi terzo mondo, dove abbiamo trovato anche qui un italiano e il suo ristorantino e famiglia. Storie da fantascienza.
In questo momento ci troviamo a Livingstone, afosissimo paesino sull’Atlantico raggiungibile solo via barca, seconda tappa del nostro periplo del Guatemala. Il paese ci piace, la gente è socievole e simpatica e raramente ci fa perdere la pazienza. Spesso il Guatemala mi ricorda il casino e la sporcizia e l’umanità dell’India. Chiudo il collegamento, a voi Europa.

4 Comments » | Written by Hector

Despues de atravesar la frontera guatemalteca por Melchor de Mencos, atravesando un puente sobre un rio donde una madre con sus hijos se bañan semidesnudos en las aguas verdosas, llegamos hasta el lado beliceño. Los carteles estan en ingles, aunque traducidos algunos al español. El agente que nos revisa brevemente el equipaje nos habla en ingles, y yo le respondo en ingles, y creo que si no hubieramos hablado bien en ingles quiza la revision de las mochilas hubiera sido un poco mas exhaustiva, viniendo como veniamos de la vecina Guatemala, tan machacada por el trafico de drogas.
De todas formas, Belize no es que digamos un pais de puritanos, a excepcion de los menonitas, una colonia excepcionalmente numerosa enmedio de lujuriosos y libertinos descendientes de esclavos africanos traidos desde Jamaica. Y ciertamente que por algo le llaman la pequeña Jamaica, porque aqui en cada esquina te encuentras con un rasta de aquellos de postal, con unos churros de cabello colgando de la cabeza que mas parecen lianas selvaticas que pelo humano. Y en las tiendas, a lo sound system, musica reggae, o el estilo mas actual de R&B caribeño, raggamuffin, hip hop, camisetas de 50 Cents o 2Pac, gorras de los Yankees, cadenas de oro, dientes de oro, anillos y pendientes de oro. Estilo gangsta, y un ingles indescifrable, perezoso en la vocalizacion de las palabras, estofado de jerga coloquial y sonidos casi primitivos.
Bajamos del autobus en Belize City, ciudad mugrienta y decadente, sucia y triste. Por suerte no nos demoramos en dejarla mas que una hora, el tiempo que tardamos en bajar una avenida hasta el puerto y tomar un speedboat hasta la isla de Caye Caulker. Antes pasamos por el banco, a por dolares belizeños.

El calor apreta salvajemente y vamos todavia con pantalones largos y botas. La isla, a primera vista, me parece estupenda, no veo grandes construcciones hoteleras ni aglomeracion de gente. Al contrario, las casas son pequeñas y coloristas, las calles son de arena, la gente es local, solo algunos turistas rojo gamba que andan en bañador. Acusamos el cansancio de llevar todo el dia de viaje pero debemos hacer un ultimo esfuerzo por encontrar un sitio agradable ya que nos vamos a quedar algunos dias aqui. Despues de visitar varios cuchitriles consigo una habitacion soleada, con baño privado y television por cable en un sitio apartado pero a unos minutos de la zona de baño preferida por los isleños, usando el viejo trato de pagar varias noches por adelantado y sin las formalidades del check-in (dinero negro).

Se acerca el atardecer pero todavia queda algo de luz, nos acercamos hasta lo que le llaman el split, que es un punto de la isla donde un huracan la dividio en dos, abriendo un canal que invadio el mar, de unos pocos metros de ancho. Un bar de musica - como no - reggae, venden cerveza Belikin, y un pequeño dique de cemento en el cual la gente salta al agua azul turquesa. Algunos diminutos bancos de peces se acercan a saludar, y en el fondo se divisa una estrella de mar, caida del cielo caluroso de Mayo a refrescarse en el mar Caribe. Al atardecer, puesta de Sol como enta mandado.


El dia siguiente transcurre perfectamente como se podria esperar: remojando nuestros esqueletos en el agua, bajo un Sol de justicia, rodeados de unos peces tan confiados que incluso te besan el cuerpo si te descuidas, confundiendote con coral. Por la tarde, una señora siesta, y por la noche, barbacoa de pollo, ensalada y pure de patatas, acompañados por la musica de dos rastafaris improvisando, mas que ejecutando, piezas de musica popular, marcando su propio estilo, con un teclado electrico y un bajo. Dueto de fumetas.


Sale el Sol y volvemos, de nuevo, al split, despues de desayunar un bol de frutas tropicales buenisimo que compramos en un puesto callejero. Fiesta nacional, hoy hay mas gente que ayer. Unos chavales hacen snorkeling, miran un banco de pequeños barracudas - o peces trompeta, no estoy seguro - y dos de ellos se cortan en un pie y una mano, respectivamente, subiendo y bajando por el dique. Algunos turistas blancanieves se arriesgan el pellejo exponiendose a los rayos solares. Me duele verlos, marmoreos, embadurnados de crema, tapados con las toallas en la cabeza.


Cuando ya no resistimos mas el brasero humano, volvemos a la habitacion para ducharnos con agua fria y pasar por una de las decenas de agencia de la isla para reservar un tour de tres horas de snorkeling por la barrera de coral. Se dice que es la segunda mas importante, despues de la gran barrera de coral de Australia.
En el barco somos siete mas el guia, un belizeño con pinta de latino llamado Jose que, a pesar de todo, no habla casi español, asi que le traduzco a Macarena lo que no llega a entender. Tres chavales de Sydney, dos inglesas, un frances. Empezamos con la primera parada, y llega el bautismo para Macarena, y la verdad que mejor bautismo que lo que le esperaria.

La primera sorpresa llegaria justo al entrar en el agua, un barracuda inmenso, de afilados dientes, de un metro de longitud y, digamos, unos treinta kilos por lo menos, esperandonos. Jose sube al barco y vuelve a bajar con cebo, que le suelta al bicho, el cual se acerca y lo engulle, el muy gloton. Despues encontramos una especie de cangrejo de largas y finas patas, como palos, jugamos con el depositandolo en nuestras manos. Un erizo de mar, algunos peces de colores brillantes, una langosta escondida en un coral que el guia saca con ayuda de un palo.
La segunda parada es espectacular. Echamos un poco de cebo y al momento aparecen decenas de mantas raya por debajo del bote. Como colofon, un Nurse shark, tiburon de metro y medio, de color marron. Nos lanzamos al agua y alucinamos. El tiburon, mas timido, no se nos acerca, pero las mantas raya, amorosas, pasan por todos lados, por encima, por debajo, incluso a veces chocan con nosotros. Jose las agarra y ellas se dejan agarrar, nos enseña la boca, nos advierte de sus colas venenosas, aunque no mortales. Les acariciamos el lomo, terso y suave, casi viscoso. Por fin puedo decir que he nadado con tiburones y mantas raya, despues de tanto tiempo. Solo me falto ver una tortuga que solo diviso uno de nosotros, a lo lejos.
Volvemos despues de una tercera parada bastante mas insulsa, en una zona de aguas tan poco profundas que a veces te obliga a retroceder, con el coral solo a centimetros de tu barriga. El Sol se esconde, y Macarena esta todavia en un estado de shock, impresionada con la aventura maritima. Exhaustos pero radiantes, viviendo el subidon tropical de unas vacaciones de pelicula, cenamos en un chiringo y nos dormimos placidamente.

Llega el dia de irnos, hay que marchar de nuevo hacia Mexico. Desayunamos en un lugar popular donde por pocos dolares uno puede comer huevos revueltos con acompañamiento, y zumo de naranja natural en cantidades industriales. Desde el hostal, hacemos auto stop hasta el muelle, nos llevan en un camion de obra dos latinos, guatemaltecos o hondureños o salvadoreños, quien sabe. Tomamos el speedboat y volvemos hasta Belize city, deshaciendo el camino, otra vez hasta la estacion de autobuses de segunda clase Novelo´s, los del pueblo llano, direccion Chetumal, frontera con Mexico. A medio camino revienta una rueda y nos retrasa la llegada. En la frontera, hay que pagar por salir del pais, inaudito. Goodbye Belize.
Es frustrantemente perfecto, aburrido, el suenyo de toda mujer casada por dinero, la pesadilla del rebelde, como los narcoticos y las sesiones de terapia y los horarios estrictos de television o patio para los pacientes de un sanatorio mental. Soy McMurphy y camino por el paseo que lleva de Bondi beach a Tamarama beach, me cruzo con la enfermera Ratched, alli Martini tumbado en la arena, jugando al Monopoly con Harding y Sefelt…Hector @ Sidney, Australia.