Cambio di continente, cambio di mondo. Dopo 5 mesi intensissimi di Asia eccoci in Australia, a Sydney, citta’ che subito mi sembra bellissima, ricchissima, civilissima e carissima.
I primi giorni sono stati abbastanza deludenti. Deluso da cosa? Difficile spiegarlo in poche parole, bisognerebbe prima viaggiare 5 mesi in Asia per capirlo. Inutile pero’ fare paragoni ora se no dovrei tornare a casa e non uscirne piu’. Tutto e’ cambiato, tutto e’ diverso e spero di riabituarmi presto a tutte quelle cose dalle quali ero fuggito quasi 6 mesi fa.
Abbiamo cambiato anche le abitudini in cucina. Ora una cena triste e dickensiana autopreparata in ostello ci costa come pranzo e cena a base di pesce fresco nelle Filippine. Ma questi sono solo dettagli…
In teoria siamo in estremo Oriente ma io mi sento nel lontano West. Le Filippine, e specialmente Manila, sono uno di quei posti dove l’Est e l’Ovest si toccano, si compenetrano e si confondono. Vedo l’Oriente nei sorrisi e negli occhi umili della gente, il resto e’ tipicamente occidentale: le decine di catene di fast food, gli stradoni con 8 corsie trafficatissime, le migliaia di guardie armate ovunque, le luci al neon di locali di dubbia fama. Non mi sento in Asia: 377 anni di dominazione spagnola, rapace e decadente, e l’ultimo secolo sotto la zampa di Zio Sam non hanno lasciato scampo alcuno alla cultura locale.
L’attrazione turistica principale della capitale di uno stato con oltre 80 milioni di abitanti e’ il suo struggente tramonto. Vagabondo per il centro coi suoi ostentosi grattacieli tra bambini che vendono singole sigarette per 2 pesos. Nel giro di un’ora un’agente immobiliare vuole venderci per 10.000 euro un appartamenteo di 90mq in pieno centro, poveri barboni vogliono sfidarci a scacchi per vincere mezzo euro a partita e un gruppetto di sedicenni sfacciate mi chiede se sono sposato. Tutto mi sembra una brutta copia dell’Occidente, tutto mi sembra fuori luogo. In realta’ sono io che non si e’ ancora abituato a questo circo dopo 2 settimane passate fuori dal mondo. Le chiese e un cristianesimo decisamente politico mi ricordano tanto la triste epoca coloniale, i ragazzi poco piu’ alti di 150cm giocano a basket in strada, sport nazionale dell’ultimo invasore.
Non mi piacciono le grandi citta’ in Asia, selvagge e brutali, sporche e classiste, eppure sono attratto da questa centrifuga gigante di sogni, speranze, egoismo, mistero, storie umane, solitudine, violenza, rumore e musica, corruzione e miseria. Perche’? La citta’ e’ una creazione tipicamente umana, forse la risposta alla domanda “chi siamo?”. Le metropoli ci sono sfuggite dalle mani e sono diventate a loro volta creatrici di uomini, di illusioni, di piaceri e dolori.
Manila e’ un mostro, Manila e’ da evitare eppure tutti sono qui, Manila e’ poverissima e ricchissima, violenta e corrotta. A Manila la gente aspetta il tramonto da sempre, con impazienza, radunandosi lungo la baia in Roxas Blv., ricchi e poveri, locali e turisti, vecchi e giovani, guardie e ladri. Decine di piccoli palchi si animano e accendono le luci. La musica dal vivo ha inizio e chi puo’ pagarsi la birra prende posto e si siede. La parte piu’ interessante del giorno, la notte, ha inizio. Il numero di uomini gay e’ direttamente proporzionale al numero di angeli dalla pelle di seta. Delirio e fiesta in Manila.
Domani andremo in Australia ed e’ purtroppo tardi per posticipare il volo.
Es frustrantemente perfecto, aburrido, el suenyo de toda mujer casada por dinero, la pesadilla del rebelde, como los narcoticos y las sesiones de terapia y los horarios estrictos de television o patio para los pacientes de un sanatorio mental. Soy McMurphy y camino por el paseo que lleva de Bondi beach a Tamarama beach, me cruzo con la enfermera Ratched, alli Martini tumbado en la arena, jugando al Monopoly con Harding y Sefelt…