Adios a Tailandia… por el momento. Entramos ya manyana en Laos, un pais del que quien no haya estado alli apenas pueda decir cual es su capital o que es el lugar donde se escondio Luis Roldan. Y poco mas. Seguiremos el curso del rio Mekong, pasando por Luang Prabang, Vientiane (la capital eh?), lucharemos dia a dia contra los mosquitos portadores de malaria, contra los incrementos “by the face” de os precios por el simple hecho de ser turistas occidentales con dolares. Atras dejamos el recuerdo de Pai, un pueblo neo-hippie en medio de las montanyas tailandesas donde se puede respirar paz y tranquilidad, admirar cascadas naturales de agua, comer en los chiringuitos de calle sopa de noodles o pinchitos de carne a la barbacoa, incluso beber cerveza en un bar con musica en directo (y con buenos musicos, nada de musica thai, gracias a dios!).
Vaticino que las conexiones de Internet en Laos no van a ser para tirar cohetes, asi que no os pongais tristes si no subimos videos, fotos, o incluso si no escribimos nada en Triptales por un largo periodo… Intentaremos hacer senyales de humo si surge cualquier inconveniente.
Il “compito” di scrivere un post sta diventando sempre piu’ difficile… Ogni giorno succedono sempre tante cose che ritengo interessanti o emozionanti, almeno in questa parte di Thailandia.
Dopo la follia di Chiang Mai arriviamo a Pai stanchi e stressati. Fisicamente non sto bene e vivo i miei 2 giorni peggiori da quando ho lasciato Parma. Le cause potrebbero essere cosi’ tante in 2 mesi di viaggio senza sosta: avremo mangiato in almeno 100 posti diversi, generalmente sulla strada come del resto fanno i locali. O forse troppo ghiaccio nei bicchieri di Chiang Mai…
Pai sorge dal nulla tra le pacifiche montagne del nord ovest di questo incantevole paese. Il turismo arrivo’ qui gia’ nei mitici anni ‘70 con le carovane hippies che scendevano da Kabul o Kathmandu. Perche’ gli hippies hanno “scoperto” tanti tra i piu’ bei posti del mondo? Forse perche’ il turismo di massa non esisteva e bastava poco per uscire dalle classiche rotte per trovare qualcosa di speciale? No, non mi convinco: certa gente ha il fiuto per trovare luoghi magici e a noi a volte non resta che ringraziare…
Nonostante la notte insonne e un mal di pancia persistente, noleggio una moto da cross thai 135cc e scappo dai vari trekking in elefante e rafting in bamboo organizzati. La moto si rivela subito inguidabile, ma per 3 euro al giorno va bene. In 2 giorni macino 250km di cui la meta’ off-road, scambio poche e semplici parole con 2 giovani monaci buddisti ai piedi di una cascata; fuggo da contadine impazzite per vendermi un po’ di oppio; rimango senza benzina sul passo; conosco un saggio e simpatico genovese che ha montato, per mantenere la sua figlioletta thai, un buonissimo ristorante-pizzeria italiano con prodotti made in Thailandia; vengo fermato ad un posto di blocco dell’ esercito, poco prima di un villaggio alla frontiera con Myanmar, con tanto di volti coperti e M16 spianati; cado rovinosamente in una discesa sterrata e piego varie parti di moto che successivamente un buon meccanico mi riparera’ gratis. Insomma ho fatto anche qui il pieno di ricordi in solo 3 giorni e 2 notti. Ho riposato anche tanto e mi sono rimesso in forma per affrontare il Laos e scenderlo piano piano lungo il leggendario Mekong.
Con calma raccontero’ agli interessati di come quel genio genovese riesca a fare una buona pizza con mozzarella e olio d’oliva per meno di 2 euro in un paesino tra le montagne tailandesi e di come sia finita con una fotografia la storia con i militari. Il mio passaporto lo aveva come ostaggio il noleggiatore e la moto era senza targa.
Spesso la gente mi scrive e mi chiede cosa facciamo durante il giorno.
Dico la verita’: non abbiamo mai programmato le nostre giornate, sin dal primo infernale giorno a Delhi. Tutto e’ nato e successo spontaneamente, in maniera facile.
Ad esempio l’altro ieri: dopo aver pranzato in un buon ristorante thai trovato per caso sulla strada, 3 piatti sul menu e 100 frullati diversi (4 euro in 2 bevande incluse), ci incamminiamo verso il presunto centro di Chiang Mai che si trova all’interno di un vero e proprio gigante quadrato creato da canali. Tutto molto tranquillo e rilassato nonostante la citta’ abbia oltre 1 milione di abitanti. Bangkok sembra far parte di un altro paese. Mi fermo in un paio di negozietti di moto usate, piu’ che altro per curiosare tra vecchi ferri. Scambiamo 4 risate con un ragazzo dell’officina e in 10′ noleggiamo 2 motorette 125 con l’idea di visitare il tempio buddista in cima ad una montagna qui vicino. Il piccolo problema e’ che non abbiamo la minima idea di come arrivare la’ e nemmeno abbiamo una cartina dei dintorni della citta’. Dopo 15′ riusciamo ad entrare nella Super Highway che nonostante il nome non e’ un’autostrada a 8 corsie per senso di marcia bensi’ una comune tangenziale con possibilita’ di invertire la marcia ogni km circa.
In Thailandia si guida a sinistra ma nessun problema dopo il corso intensivo di guida speciale frequentato a Goa. I thai guidano civilmente, non suonano mai il clacson e non ho visto porcate criminali, insomma non siamo in India ma questo lo avevamo capito gia’ il secondo successivo aver messo piede sul 777 di Singapore Airlines a Bangalore (dove mi e’ capitato di dover andare a prendere lo zaino gia’ fatturato per via di un coltellino svizzero… ma questa e’ un’altra surreale storia indiana). Torniamo alla Super Highway.
Entriamo sicuri anche se non abbiamo idea quando e dove uscire. Dopo 30′ ci rendiamo conto che siamo su una specie di Grande Raccordo Anulare che avvolge la citta’. Torniamo quasi al punto di partenza ma questa volta la nostra bussola e’ proprio la montagna dietro Chiang Mai, facile; bastava rompere il ghiaccio.
Arrivati la’ sopra dopo 20km divertentissimi di curve, strada grande e poco traffico, visitiamo il tempio, facciamo dietrofront e scendiamo. Scorgo un belvedere tipo quelli dell’Arrabassada tra Barcelona e il Tibidabo, con 4-5 moto paurose parcheggiate. R1, Hayabusa, CB1300 et cetera, roba forte. Incuriosito, mi metto a parlare con l’unico farang della compagnia, John, americano di Boston. “Perche’ queste moto non hanno la targa?” Chiedo. “Perche’ non serve la targa su moto come queste”, mi fa John. E che cazzo vuol dire, penso perplesso.
Subito dopo John ci invita a casa sua in citta’ a fumare un bong (pipa ad acqua). Mi entrano mille paranoie, soprattutto dopo aver letto la terrificante storia di un australiano incarcerato 13 anni per traffico di eroina a Bangkok. Ma siamo 2 contro 1 e non credo che un agente della DEA sia cosi’ pazzo da guidare una VFR400 (targata falsa Maine) in quel modo. E poi i veri motociclisti sono in genere brava gente…
Via, andiamo. John ci racconta la sua folle vita, 8 mesi qui e 4 a Boston riparando case. Una specie di tuttofare domestico della East Coast. A Chiang Mai basicamente “sale de fiesta” come si dice in castigliano. Si diverte. E’ un tipo simpatico, folle e interessante.
Approfittiamo della sua esperienza locale e ci facciamo dare il nome di 2-3 posti giusti e qualche indicazione stradale per un bel giro in moto nelle montagne della provincia di Mae Hong Son, la parte nord-occidentale della Thailandia.
Ecco allora come dal negozietto di moto nasce una notte memorabile, una giornata fantastica tra le montagne e tutto il resto.
I dettagli sulla discoteca e il giro in moto solo per gli abbonati a “Triptales pro”, la versione del sito riservata solo ad un pubblico adulto.
El norte de Tailandia esta lleno de parques naturales donde se puede encontrar a poblados indigenas, rios y cascadas como la del video, plantaciones de opio, serpientes y bichejos peligrosos, paisajes espectaculares de terrazas cultivadas y palmeras bananeras…
a volte le emozioni si moltiplicano tra di loro e si crea un mercato cosi’ grande in testa che bisogna fermarsi un momento. Non mi sono ancora fermato e forse ne sento il bisogno.
Oggi - dopo una notte come nei film americani - con lo stomaco sottosopra - abbiamo impugnato le moto e macinato 140km tra parchi e montagne. Curve e tornanti a ripetizione, asfalto buono, traffico nullo, sole. Per la prima volta ho rimpianto veramente quella motaccia nera e nuda che tuonava come un … Mostro. Si’. Ritmo, sinistra destra sinistra destra. Il mio cuore come un metronomo.
Il silenzio esagerato che ho trovato su queste montagne mi ha quasi impaurito. Gli occhi umidi forse per il vento, forse di felicita’.
Bisogna saper controllare gli ingredienti o altrimenti il forno esplode: (una specie di) moto, un sacco di liberta’, un lungo viaggio e mille paesaggi fantastici. Mescolare bene il tutto. Una dolcetto che ti lascia secco, a letto, per una settimana.
Il rito quotidiano del diario mi aiuta a riordinare tutto, senza perdere niente di cio’ che il giorno mi ha regalato.
Rimando i particolari di questa thai-avventura gioiosa alle prossime cene con gli amici e i miei cari.
Es frustrantemente perfecto, aburrido, el suenyo de toda mujer casada por dinero, la pesadilla del rebelde, como los narcoticos y las sesiones de terapia y los horarios estrictos de television o patio para los pacientes de un sanatorio mental. Soy McMurphy y camino por el paseo que lleva de Bondi beach a Tamarama beach, me cruzo con la enfermera Ratched, alli Martini tumbado en la arena, jugando al Monopoly con Harding y Sefelt…