Kerala

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Fort Cochin

Despues del feliz reencuentro hemos pasado por Mangalore casi rozandolo, sin llegar a pronunciar su nombre mas que una par de veces. Nada que ver o hacer, solo aprovechamos para realizar un par de compras sencillas: unos boligrafos, unas pilas para mi camara que luego resultarian un fiasco, unos libros fotocopiados… Por la noche tomamos un bus nocturno hacia Kochi, en la region de Kerala, hacia el sur, acercandonos ya a la punta meridional del subcontinente. En las camas que cuelgan del techo del autobus hemos dado mil vueltas con el traqueteo del vehiculo al acelerar, al frenar, al pasar por charcos y socavones del pavimento. Ya por la manyana de ayer y despues de pelear con los conductores de rickshaws y sus abusivos precios de siempre, hemos conseguido un hostal bastante decente y apacible en la parte mas pintoresca, en medio de una isla donde se puede almorzar o cenar pescado fresco directamente de los pescadores locales: kingfish, gambas tigre, calamar, tiburon… Cada vez que bajamos mas al sur la gente es mas amable y la convivencia es mas relajada y sencilla. Un atardecer les basta para acercarse hasta el ancho rio que separa Fort Cochin de la peninsula, comprar un cucurucho de frutos secos tostados y sentarse sobre las barcas pesqueras acparcadas en la orilla para ver pasar los miles de helechos y plantas acuaticas que flotan rio abajo. Oro, verde y plata. Los ninyos se remojan los pies, chillan y rien. Ellas, de vestiditos barrocos de colores chillones, collares y pulseras brillantes. Ellos, vestidos con atuendos de persona mayor pero en miniatura. El tintineo de los cascabeles a modo de reclamo de los vendedores de samosas, globos de colores o chucherias completan uno de aquellos momentos hipnoticos o casi misticos que, de vez en cuando, nos regala el viaje.

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Video: Fort Kochin

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Video: Riding Motorbike in Goa

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We got lost (part II)

4 Comments » | Written by Hector


Easy riders

A continuacion procedo a explicar la graciosa y estupida historia de como dos cunyaos pueden llegar a perderse en una estancion de tren de la India. Todos sabemos bien quienes son…

Al llegar a la estacion de Margao para coger el tren que nos llevaria hacia Mangalore (parada y fonda, nada que ver o hacer en esta ciudad), despues de los minutos de despiste que siempre tenemos cuando acabamos de llegar a un sitio, un tren larguisimo llego a la plataforma 1. Nos acercamos y yo le pregunte a un tipo con pinta de pocas luces si iba para Mangalore. Por un momento olvide que a los asiaticos en general les cuesta decir que no a algo, y le crei cuando, despues de dudar, me dijo que si. Asi que yo, mas ligero de mochila, comenze a andar deprisa a lo largo del tren para buscar nuestro vagon, mientras Francesco se quedaba mas atras. Lllegue hasta el final pero no halle nuestro numero, asi que di marcha atras intentando divisar a Francesco en el camino, pero no lo encontre. Llegue hasta la otra punta (tardas como 5 minutos porque aqui los trenes son interminables) y tampoco nada. De vuelta al centro de la estacion pregunte a un revisor si era ese el tren y efectivamente no era. El nuestro llevaba retraso.

A la media hora de buscar a Francesco, aparecio Naveen, un hindu que habiamos conocido la noche anterior y con el que habiamos quedado en Margao, porque el cogia el mismo tren. El chaval fue hasta la plataforma 2, desde donde SI salia nuestro tren, a ver si lograba reunir a la “extranya pareja” de nuevo. Tambien a el lo perdi, asi que finalmente me subi al tren solo. Despues me lo encontraria en el anden de una de las estaciones intermedias del camino, cuando todo el mundo baja a comprar bebida, comida, a fumar, etc… Con el estuve todo el viaje, hablando entre nosotros y con la otra gente del vagon. Nos despedimos enfrente de mi hotel en Mangalore.

Y que fue de Francesco? En el post anterior esta explicado en italiano su otra mitad de la historia. Para los hispanohablantes que no quieran hacer el esfuerzo (tampoco cuesta tanto eh?) de traducir, un resumen: cogio el tren equivocado, creyo que yo habia subido al tren que resulto no ser el nuestro…

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We got lost - (ci siamo persi)

5 Comments » | Written by Francesco


Le giornate come oggi sono quelle che fanno passare la voglia di viaggiare, di India e affini.

Sveglia in ritardo alle 8.30, dormito appena 5h. Zaino da preparare e 1h di moto con tutto il peso di 2 zaini e Hector sulle mie zampe anteriori. Solito traffico senza senso ma questo gia’ lo sapevo, nonostante fosse domenica mattina. Consegnamo la moto al presunto proprietario di Panjim, paghiamo le 200rs per il giorno extra e no discount nonostante le 300rs di benzina che restano nel serbatoio. Un bel regalino, visto che la benzina non e’ per niente economica come il resto delle cose.

Colazione, processione per cercare un ATM funzionante, qualche decina di assalti di taxisti che si offrono di accompagnarci a Margao per la esagerata cifra di 500rs. Stanchi di questi mosconi, prendiamo un tuc-tuc (Ape Piaggio) per la stazione dei bus, sotto un sole gia’ cocente. Il viaggio verso Margao e’ abbastanza tranquillo, se non si considera il pianto folle di una bambina neonata per tutti i  40′ di viaggio. A Margao mi faccio tagliare i capelli in una pittoresca barberia portoghese, pranziamo niente di speciale e andiamo in stazione accompagnati da un personaggio prima sconosciuto nell’universo di macchiette conosciute in India: il taxista abusivo. Arriviamo in stazione con 30-45′ di anticipo, compro una rivista e aspetto il treno. Ovviamente nessuno sa niente o meglio, il treno per Mangalore arrivera’ sul binario 1 o 2. Una delle cose piu’ insopportabili di questo paese e’ la assoluta varieta’ di opinioni su cose che non dovrebbero essere opinioni… come orari, destinazioni, indirizzi ecc.

Vedo Hector schizzare avanti e puntare verso la testa del treno appena arrivato sul binario 1. Hector ha i biglietti nello zaino, suppongo che abbia letto il numero del treno e del vagone. Lo seguo, lo vedo cosi’ sicuro (come oggi al ristorante eheh…). Consiglio chiedere informazioni a qualche facchino o ai tanti faccendieri che popolano i treni indiani: dopo qualche esitazione otteniamo risposta positiva. “Yes, Mangalore, yes”, con il loro tipico gesto ondulando la testa a destra e sinistra. Hector riparte in testa, io ho 2 zaini in spalla e lo seguo a breve distanza, troppo stanco per dubitare di tutto e tutti, come sempre e’ saggio fare in India. Perdo di vista Hector, tra il caos della gente impazzita che sale e scende dal treno, salgo sul vagone 3 ricordando vagamente che sul biglietto c’era scritto S2, ovvero vagone 2. Persi.

6h vagando per il treno come uno zombie, totalmente sudato, stanco, con 2 zaini che continuano a sbattere contro piedi luridi, sari, bambini, storpi, venditori di the e merendine, vagabondi. Alla fine mi arrendo e mi siedo dove posso, tra piattini di thali, riso e zuppette varie, tutto quanto mangiato con le mani, migliaia di mani che popolano questo treno. Cambio posto 50 volte, sento 20 versioni diverse sulla destinazione del treno e nemmeno il capo treno riesce ad aiutarmi: questo scalcinato personaggio mi consiglia di alzarmi e cercare ancora una volta il mio amico, oppure di chiamarlo al cellulare. Cercando di evitare la multa, mi rimetto in marcia lungo 12 vagoni circa, ammirando ancora una volta questo girone dantesco ambulante, senza finestrini o porte. Niente. Hector non c’e’. Quindi niente biglietto e niente guida, guarda caso e’ la prima volta che non porto con me la guida…

Che fare? Alcuni mi consigliano di scendere e aspettare il prossimo treno, altri mi dicono di rimanere fino a Karnataki (che si pronuncia come Canary Island..), uno svincolo poco prima di Mangalore. Ho definitivamente chiarito la destinazione del treno: Kerala, bypassando Mangalore. Ma perche’ allora ieri in stazione ci dissero che non c’erano treni disponibili per Kerala? Il controllore se ne frega della mia situazione, vuole evidentemente arrivare a casa e farsi un buon the. La gente continua a salire e a scendere dal treno con una foga impressionante.

Arrivo alle 20 a Karnataki, visibilmente disorientato e scoglionatissimo. Mangalore si trova a 8km. Che fare in questo postaccio? Vedo 2 zainiste, una indiana e una nordica, chiedo se posso sbirciare per un attimo la loro guida (Lonely Planet, of course). Mi segno 2 hotel del centro, pago 100rs al tuc tuc, che sembra irremovibile sulle sue tariffe (per forza, mi vede in condizioni difficili, e’ notte e sono l’unica persona che non parla hindi della zona) e via verso l’hotel Manorama. La citta’ sembra deserta, fantasma, eppure le strade sono ampie -e rotte ovviamente-.

Il libro degli ospiti dell’hotel e’ scandaloso: tutti parlano di un’invasione di scarafaggi e consigliano controllare la camera prima di contrattarla. Fa lo stesso, sono cosi’ stanco che preferisco l’idea di schiacciare qualche coackroach che cercare un altro hotel. La camera sembra decente, anzi, buona rispetto agli hotel precedenti. Non vedo scarafaggi, solo segni di umidita’ permanente. In effetti la camera sembra un bagno dopo una doccia d’inverno. Doccia e ristorante vicino, dove ceno un ottimo thali per 1 euro tra gli sguardi incuriositi della gente. Sono le 22.30, esco per cercare un internet point ma trovo tutto chiuso, tutto spento, veramente strano per una citta’ di queste dimensioni. Il classico ratto che corre tra i marciapiedi sgangheratissimi, nulla di piu’.

E’ sicuramente il giorno piu’ duro  e triste da quando sono partito. Torno in hotel, accendo il ventilatore e provo a dormire.

 

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Countries


Es frustrantemente perfecto, aburrido, el suenyo de toda mujer casada por dinero, la pesadilla del rebelde, como los narcoticos y las sesiones de terapia y los horarios estrictos de television o patio para los pacientes de un sanatorio mental. Soy McMurphy y camino por el paseo que lleva de Bondi beach a Tamarama beach, me cruzo con la enfermera Ratched, alli Martini tumbado en la arena, jugando al Monopoly con Harding y Sefelt…

Hector @ Sidney, Australia.

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  • annamariadi Torino: condivido in pieno la descrizione dei filippini e del fantastico sito di Sabang, luogo da sogno...
  • Hector: Vara’s lodge accomodation, close to Muri
  • Steve Thomson: Hi, Do you mind telling me EXACTLY where this photo was taken from?
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